
C’è questa cosa delle Ombre Artificiali che tengo sotto chiave nella mia testa da un bel po’.
Le “ombre artificiali” sono una serie di quattro foto (finora) che ho presentato quest’anno a Paratissima. Non vi sto a spiegare come mi sia saltato in mente di portare proprio quelle, perché il caso ha voluto che finalmente sbattessi un poco la testa contro un muro e quella ricominciasse a funzionare. Perché una testa ce l’ho, anche se a volte sono il primo a dubitarne, e ne andrei anche un po’ orgoglioso se non la mortificassi di comtinuo.
Perciò oggi mi prendo il tempo di scrivere questo post per me stesso, per rivendicare un’idea che ho avvilito fingendo stupidamente con gli altri che non ci fosse. Forse perché temevo che il pargoletto non fosse pronto per camminare con le proprie gambe.
Le ombre artificiali, dicevamo.
Che la notte sia il momento che preferisco non è un mistero. Ch’io possa leggere un racconto di Pessoa, L’ora del diavolo, e iniziare a ricamare su di una frase abbandonando l’autore alla sua storia è una croce che molti dei miei libri hanno dovuto portare e conoscono bene.
È stato così che ho iniziato a riflettere sulla notte come la conosciamo, su come sia tutto sommato un luogo piuttosto recente.
Dal raggio di sole che rende tutto spigoloso e fa aggrappare gli oggetti alle proprie ombre, nette e precise, alla giornata più nuvolosa dove il cielo coperto sembra un grande neon che incoraggia le ombre a lasciarsi andare alla deriva, durante il giorno è il sole a far emergere forme e colori del mondo in cui ci muoviamo. È da questa premessa che, avendo sotto gli occhi una foto scattata l’anno scorso, ho iniziato ad osservare la notte come un luogo ri-costruito attraverso la luce artificiale, come se quei luoghi fossero uno spazio altro rispetto a quel che li occupa nelle ore diurne.
Ho provato a pensare attraverso le immagini i luoghi dove questa notte si ritaglia il proprio spazio, spesso anche di giorno; spazi chiusi e altrimenti invisibili senza un intervento “artificiale” che permetta loro di emergere e prendere vita. Anche per questo ricorre la presenza umana nelle foto – ovviamente sottintesa dalle ambientazioni, luoghi costruiti dall’uomo – ma volutamente sottolineata con una presenza reale e fisica, pur essendo soltanto una piccola sbavatura. Queste figure esplorano geometrie e luoghi, li attraversano e ne reinterpretano la funzione per la quale sono stati progettati, perché la notte è pur sempre un luogo artificiale, dove artificiali sono le ombre, così ritagliate e rimodellate dalla luce innaturale di una lampione, un neon o una lampadina che frammentano il buio ricostruendo un senso e un luogo nuovo là dove doveva esserci soltanto il buio.
Qui sta l’artificialità di questo mondo che mi piace immaginare come un riflesso ad immagine e somiglianza di quello diurno, ma pur sempre diverso.

Per questo il gioco di parole che dà titolo alla serie di scatti insiste sull’ombra come artificio e non, come sarebbe più ovvio, sulla luce: per prendere esplicitamente le distanze dal mondo della veglia, dove la luce è stato necessario e naturale, realizzando – sena voler ridurre il tutto a questo solo significato – la simmetria luce-naturale / ombra-artificiale.
Questo è pressoché quel che sono riuscito a buttare giù a parole adesso. Mi rendo conto a questo punto di aver speso nelle ultime settimane molti più ragionamenti sull’argomento di quanti ne sia riusciti ad infilare in questo post. Fermandomi alla superficie di quel che ha messo in moto pensieri e riflessioni spero di non fare torto alle fotografie banalizzandole. Sta di fatto che una volta aperta la diga potrei continuare ancora per molto, perché nella mia testa il concetto è molto più articolato e arriva a scomodare parecchie altre idee, dall’abusato tema del sogno fino a sfiorare il concetto di unheimlich (si, questo proprio ve lo risparmio!), ma credo che se ho messo in mostra delle foto, e non dei testi, un motivo deve pur esserci. Per cui azzardo che possano continuare a difendersi da sole come hanno fatto finora, augurandomi di non averle esposte a rivalutazioni negative per via delle mie bislacche idee. Se avevate trovato qualcosa in loro che vi è piaciuto non lasciate che le colpe dei padri ricadano sui figli ed adottatole, nutritele e vestitele della vostra interpretazione. E, se vi va, condividetela con me. Per farmi sapere chi hanno incontrato e cosa gli riserva il futuro nel vostro ricordo.
Nic
