Deliri

Levataccia

Stamane levataccia per il GP.

Che poi d’auto non ci capisco nulla io, ma mi piace come ci si addormenta davanti a quelle robe ronzanti che vanno avanti e indietro girando quasi in tondo.

Ora ancora non mi son svegliato del tutto, ma ho il sospetto che nel ragionamento ci sia qualcosa che non torni.

 

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Riflessioni

Ho finito le cartine

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C’è questa edicola, dalle mie parti, che sembra essere aperta sempre.

Non proprio sempre, credo chiuda verso mezzanotte per riaprire qualche ora dopo, ma il concetto è quello.

La mandano avanti una coppia di vecchietti che abitano al piano di sopra, ma passano la maggior parte del tempo fra riviste e stecche di sigarette in attesa che passi qualcuno.

E la gente passa, perché sa che quell’edicola è aperta sempre.
Se vuoi delle sigarette ma non hai spiccioli per la macchinetta, o cerchi il pacchetto morbido o il tabacco e le cartine, allora passi di lì.

Fotografia Riflessioni

Ombre artificiali

Ombre Artificiali

C’è questa cosa delle Ombre Artificiali che tengo sotto chiave nella mia testa da un bel po’.

Le “ombre artificiali” sono una serie di quattro foto (finora) che ho presentato quest’anno a Paratissima. Non vi sto a spiegare come mi sia saltato in mente di portare proprio quelle, perché il caso ha voluto che finalmente sbattessi un poco la testa contro un muro e quella ricominciasse a funzionare. Perché una testa ce l’ho, anche se a volte sono il primo a dubitarne, e ne andrei anche un po’ orgoglioso se non la mortificassi di comtinuo.

Perciò oggi mi prendo il tempo di scrivere questo post per me stesso, per rivendicare un’idea che ho avvilito fingendo stupidamente con gli altri che non ci fosse. Forse perché temevo che il pargoletto non fosse pronto per camminare con le proprie gambe.

Le ombre artificiali, dicevamo.

Che la notte sia il momento che preferisco non è un mistero. Ch’io possa leggere un racconto di Pessoa, L’ora del diavolo, e iniziare a ricamare su di una  frase abbandonando l’autore alla sua storia è una croce che molti dei miei libri hanno dovuto portare e conoscono bene.

È stato così che ho iniziato a riflettere sulla notte come la conosciamo, su come sia tutto sommato un luogo piuttosto recente.

Dal raggio di sole che rende tutto spigoloso e fa aggrappare gli oggetti alle proprie ombre, nette e precise, alla giornata più nuvolosa dove il cielo coperto sembra un grande neon che incoraggia le ombre a lasciarsi andare alla deriva, durante il giorno è il sole a far emergere forme e colori del mondo in cui ci muoviamo. È da questa premessa che, avendo sotto gli occhi una foto scattata l’anno scorso, ho iniziato ad osservare la notte come un luogo ri-costruito attraverso la luce artificiale, come se quei luoghi fossero uno spazio altro rispetto a quel che li occupa nelle ore diurne.

Ho provato a pensare attraverso le immagini i luoghi dove questa notte si ritaglia il proprio spazio, spesso anche di giorno; spazi chiusi e altrimenti invisibili senza un intervento “artificiale” che permetta loro di emergere e prendere vita. Anche per questo ricorre la presenza umana nelle foto – ovviamente sottintesa dalle ambientazioni, luoghi costruiti dall’uomo – ma volutamente sottolineata con una presenza reale e fisica, pur essendo soltanto una piccola sbavatura. Queste figure esplorano geometrie e luoghi, li attraversano e ne reinterpretano la funzione per la quale sono stati progettati, perché la notte è pur sempre un luogo artificiale, dove artificiali sono le ombre, così ritagliate e rimodellate dalla luce innaturale di una lampione, un neon o una lampadina che frammentano il buio ricostruendo un senso e un luogo nuovo là dove doveva esserci soltanto il buio.

Qui sta l’artificialità di questo mondo che mi piace immaginare come un riflesso ad immagine e somiglianza di quello diurno, ma pur sempre diverso.

Ombre Artificiali           Ombre Artificiali

Per questo il gioco di parole che dà titolo alla serie di scatti insiste sull’ombra come artificio e non, come sarebbe più ovvio, sulla luce: per prendere esplicitamente le distanze dal mondo della veglia, dove la luce è stato necessario e naturale, realizzando – sena voler ridurre il tutto a questo solo significato – la simmetria luce-naturale / ombra-artificiale.

Questo è pressoché quel che sono riuscito a buttare giù a parole adesso. Mi rendo conto a questo punto di aver speso nelle ultime settimane molti più ragionamenti sull’argomento di quanti ne sia riusciti ad infilare in questo post. Fermandomi alla superficie di quel che ha messo in moto pensieri e riflessioni spero di non fare torto alle fotografie banalizzandole. Sta di fatto che una volta aperta la diga potrei continuare ancora per molto, perché nella mia testa il concetto è molto più articolato e arriva a scomodare parecchie altre idee, dall’abusato tema del sogno fino a sfiorare il concetto di unheimlich (si, questo proprio ve lo risparmio!), ma credo che se ho messo in mostra delle foto, e non dei testi, un motivo deve pur esserci. Per cui azzardo che possano continuare a difendersi da sole come hanno fatto finora, augurandomi di non averle esposte a rivalutazioni negative per via delle mie bislacche idee. Se avevate trovato qualcosa in loro che vi è piaciuto non lasciate che le colpe dei padri ricadano sui figli ed adottatole, nutritele e vestitele della vostra interpretazione. E, se vi va, condividetela con me. Per farmi sapere chi hanno incontrato e cosa gli riserva il futuro nel vostro ricordo.

Nic

Ombre Artificiali

Deliri

e mi rifaccio pure il letto

no worse - no better, no worse - no change - no pain
Ordine! Ho messo un po’ d’ordine nella mia vita on line. La parte più semplice, insomma. D’ora in poi ho deciso di postare qua sul blog quel che mi passa per la testa come se fossi una persona semiseria che ha qualcosa da dire, mentre voi molto educatamente mi fate si con la testa indietreggiando lentamente con il vostro migliore sorriso di accondiscendenza.

Qui invece ci sono le cose proprio indifendibili, quelle che continuo a fare senza sapere dove metterle perché qualcuno ha deciso che alla mia età non ho più diritto ad un banco di scuola sotto il quale passarle ai vicini.

Qui faccio finta di essere un fotografo.

Qui ci sono le photo del cellulare (e anche qualche foto dal mio ‘flicks‘, ma d’ora in avanti non lo faccio più, promesso). Perché? Perché costa soldi, e devi ripeterti che lo usi per un sacco di cose: ci fai la lista della spesa, giochi a lanciare dei finti uccelli contro delle finte costruzioni da abbattere, che neppure quando lanciavi pietre contro i vetri delle fabbriche abbandonate quand’eri piccolo ti divertivi tanto. E poi ci controlli la posta anche in mobilità, tipo mentre ceni a tavola e il computer l’hai lasciato nell’altra stanza. Ho un amico che dice pure di riuscire a usarlo per parlare a distanza con la gente che conosce, come si faceva una volta col telefono di casa. Ma è un fan sfegatato e non fa testo, io non gli credo.

 

Politica Società

a che piano va?

L’Italia è divisa in due. Anzi, forse in tre.

Quelli che non vogliono sfracellarsi, e vorrebbero trovare una soluzione perché no, non va tutto bene.

Quelli che sfracellarsi o meno, dopo tutto, è indifferente, e si ripetono “fino a qui tutto bene”. Tanto non saranno i loro intestini a dover essere raccolti col cucchiaino sull’asfalto.

Quelli che si fidano ciecamente del tizio che gli ha dato il calcio nel sedere che li ha spinti oltre il parapetto, e non hanno capito bene quel che sta succedendo. Tanto che nell’assordante fragore del vento che ti fischia nelle orecchie mentre precipitate assieme ti viene quasi il dubbio di sentirne uno che ti domanda: «a che piano va?».

Deliri

dei derelitti e delle pene

Capita che un giorno ti alzi e il mal di schiena è lì in agguato, pronto a rovinarti la giornata.

Capita che ti alzi di nuovo il giorno dopo (e se non capita, evidentemente, non era solo un mal di schiena) e scopri che il dolore è aumentato rispetto al giorno prima.

Capita che ne parli con un amico, e questo cerca di convincerti che la cosa è psicosomatica, di sicuro, e devi rimuovere il problema psicologico a monte per stare meglio. Ma non gli dai molto credito, anche se potrebbe aver ragione, perché sai che quel tuo amico proverebbe a convincerti anche che una ferita d’arma da fuoco, tutto sommato, potrebbe essere psicosomatica.

Capita che un altro amico ti racconti che una tizia si è presentata al pronto soccorso con un mal di schiena, e ti dica che i medici l’hanno curata facendola partorire.

Capita, fra l’altro, che quella donna non sapeva di essere incinta. Sapeva solo di avere un gran mal di schiena.

Capita che decidi di scriverlo sul blog, che c’hai mal di schiena e sei andato in farmacia a prendere qualcosa, e che domani sicuramente andrà meglio, perché hai paura che il primo amico ti chiami con l’intenzione di convincerti che sì, è contro natura e praticamente impossibile, ma una gravidanza psicosomatica potrebbe essere davvero il motivo dei tuoi dolori, e che non devi preoccuparti perché sei incinto. Capita.

Cinema

Carnage. Una commedia ai domiciliari

Mettendo subito da parte la facile ironia del titolo, al quale non ho saputo resistere visto il ‘dramma da camera’ messo in scena dal buon Roman Polanski (reduce nel 2010 da qualche mese di domiciliari), devo dire che il film ha saputo darmi delle soddisfazioni grandi e piccole.

Grandi soddisfazioni arrivano immediatamente dagli interpreti, primo fra tutti il bastardo senza gloria ma con l’oscar Christoph Waltz. Di questo attore austriaco, vera rivelazione dell’ultima pellicola di Tarantino, si potrebbe pensare che corra il rischio di fossilizzarsi nello stesso personaggio visto che dopo aver interpretato il colonnello nazista Hans Landa veste ora i panni di un avvocato al soldo di una compagnia farmaceutica, se non fosse pre gli innumerevoli ingaggi hollywoodiani che gli sono piovuti addosso recentemente (da Green Hornet ai Moschettieri 3D, di cui l’umanità avrebbe sicuramente fatto anche a meno, fino alla prossima fatica di Pulp Quentin, Django Unchained, la cui uscita è prevista per il 2013). Ma anche Jodie Foster, Kate Winslet e John C. Reilly (l’unico del quartetto senza statuetta) se la cavano piuttosto bene. CONTINUA A LEGGERE…

Deliri Televisione

il numero uno del petting

1. Dialogue [refuse to rise to the bait] | Dialogo [Rifiuta di rispondere alla provocazione]

Ho un rapporto un po’ distratto col televisore di casa: per lo più quando è acceso non lo guardo. Questo può provocare non poche incomprensioni.

Capita, per esempio, che per una settimana mi convinca che in Italia sia arrivato il numero uno inglese del petting, o che la Amuchina faccia una pubblicità per i suoi gel igienizzanti per le mani avvertendoti che una persona si tocca il viso in media da tre a cinque volte al minuto. Nel frattempo tocca maniglie, rubinetti e altre persone.

Cinema Media Serie Tv Web

crime comedy sul web – 2 di Picche

Siete dei filmaker che vogliono realizzare una nuova serie web. Cosa fate? Ok forse voi non siete dei filmaker, ma loro si e hanno pensato bene, dopo aver girato un episodio pilota visibile su internet, di cercare i fondi per produrre i prossimi episodi proprio sul web. E i soldi si sa non bastano mai, soprattutto se il progetto che vuoi realizzare vede coinvolti dei professionisti, dagli attori ai doppiatori, dalla ripresa alla manovalanza sul set.

Il regista Massimo Russo ( @DanteGerda ) ha creato un account su indiegogo, una piattaforma di fund raising online, per chiedere agli utenti di partecipare all’impegno economico per la produzione del prossimo episodio. Come funziona? Indiegogo mette a disposizione un sistema di pagamento sicuro, l’indicizzazione della propria campagna di raccolta fondi nel loro database e offre la possibilità di stabilire un obiettivo e dei ‘vantaggi’ (perks) per chi decide di contribuire. Quali ‘vantaggi’ si può assicurare chi vuole fare una donazione? Donando dai 7 ai 19 dollari ci si assicura il proprio nome fra i titoli del primo episodio, dai 20 ai 34 $ si ottiene riceve una mail con la password per poter vedere l’episodio zero, mentre dai 35 dollari in su ci si assicura di ricevere a casa il Dvd con tutti gli episodi realizzati finora, come l’episodio zero, il pilota, i trailer e i viral video realizzati per questa campagna.

Ok, ma finora hai parlato di soldi, la ciccia dove sta? Cosa faranno con quelle palanche, di concreto, ‘sti ragazzi torinesi?

Ci racconteranno la storia di Dante e Gerda, i due tirapiedi di Picche. La serie pulp-crime comedy, ha l’ambizione di raggiungere i 10 episodi. Eccovi l’episodio speciale preparato per la raccolta fondi

 

Fotografia

Frammenti | mostra fotografica al Caffè Cesare

 

 

Segnalo anche qui la doppia personale fotografica dove questa sera saranno presenti nove miei scatti, assieme ad altri nove di Paolo Patrito (bogger di Polistyle).

L’appuntamento è al Caffè Cesare, all’incrocio di Corso San Maurizio e Via Vanchiglia, a Torino. Abbondante aperitivo dalle 19.30

L’evento è su Exibart e su Facebook

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